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CALL FOR PAPERS – Case d’Italia: architetture, arti e immagini dell’italianità all’estero dal fascismo a oggi

Februrary 10, 2027
Rome, Bibliotheca Hertziana – Max Planck Institute for Art History, Rome
Maria Stella Di Trapani

Deadline: 5 dicembre 2026

In che modo un’identità nazionale prende corpo in architetture e immagini là dove lo Stato non esercita sovranità, ma soltanto soft power? E che cosa ne resta quando il regime che le ha volute crolla? Queste domande non riguardano il solo contesto italiano: ritornano ovunque uno Stato abbia costruito per comunità che non amministrava e ogni volta che una cesura politica ha reso quegli edifici impossibili da rivendicare o difficili da rimuovere. Il workshop le affronta a partire dalle Case d’Italia e dalle istituzioni sorte intorno ad esse nei luoghi di emigrazione e mette alla prova due ipotesi di lavoro.

La giornata di studi si propone di esaminare le architetture, le opere e le immagini chiamate a rappresentare l’italianità fuori dai confini nazionali, le relazioni che esse stabilirono con il tessuto urbano e con le comunità cui erano destinate, e le vite che hanno avuto dopo il fascismo. Fondamentali sono i contesti cosiddetti periferici – comunità emigrate, regioni di confine, territori contesi – in cui l’Italia doveva farsi riconoscere senza potersi imporre. Nei paesi ospitanti, in assenza di sovranità italiana, architetture pubbliche, monumenti e apparati figurativi si misuravano con piani regolatori, normative, maestranze e sensibilità politiche locali, diversamente da quanto accadeva in patria o nelle colonie (Fuller 2007). Queste realizzazioni oscillavano, così, tra l’affermazione di un linguaggio riconoscibilmente italiano – declinato tra romanità, razionalismo e mediterraneità – e il dialogo con le tradizioni costruttive del luogo.

Saranno privilegiate le proposte che muovono da casi concreti – un edificio, un programma decorativo, una campagna di stampa, una vicenda di riuso – e se ne servono per costruire un’argomentazione più ampia, di metodo o di confronto, e quelle fondate su fonti di prima mano: archivi, stampa d’epoca, materiali visivi, testimonianze orali. L’obiettivo è giungere a una prima lettura d’insieme di questa rete, da cui muovere per una pubblicazione collettiva.

Gli assi tematici che seguono – indicativi e non esclusivi – articolano i principali ambiti del workshop.

  1. Italianità e diplomazia culturale. Quali usi politici del concetto di italianità orientarono l’azione della DGIE e del Ministero degli Affari Esteri, e come si tradussero nelle denominazioni, nei programmi e nelle attività delle istituzioni all’estero? Quale parte ebbero consoli, segretari dei Fasci, comitati di emigrati e benefattori nel finanziarle e promuoverle, e quanto contò l’architettura nel conquistare prestigio presso i paesi ospitanti?
  2. Progettare la nazione altrove. Chi affidava gli incarichi e attraverso quali reti professionali? Quali programmi funzionali, modelli e varianti ricorrevano, e quali linguaggi furono ritenuti adatti a rappresentare l’Italia? Quali margini di autonomia avevano i progettisti rispetto alle direttive del centro, e quanto pesavano committenti, maestranze e culture costruttive locali, quando il progetto nasceva lontano dal cantiere?
  3. Arti, simboli e programmi iconografici negli edifici. Chi ideava gli apparati decorativi – pittura murale, scultura, mosaico, arredi, epigrafi ed emblemi – e con quali contenuti? Come furono recepiti da chi frequentava quegli spazi? In quali condizioni lavorarono le artiste e gli artisti chiamati a operarvi, e quali confronti si aprono con i territori coloniali?
  4. Immagini in circolazione. In che modo gli organi di stampa per gli italiani all’estero – come Il Legionario –, le riviste di architettura, la fotografia, il cinema e le esposizioni costruirono e fecero circolare l’immagine dell’Italia? Quali figurazioni della nazione e dell’alterità vi presero forma? Quali modelli di femminilità e mascolinità e quali sguardi esotizzanti veicolarono, e con quale ricezione?
  5. Comunità, consenso e dissenso. Come furono effettivamente abitati quegli spazi, tra assistenza, istruzione e socialità? In che misura le collettività ne furono coautrici, e non solo destinatarie, appropriandosene, negoziandoli o contestandoli? Come reagirono le società ospitanti e l’antifascismo in esilio, e che cosa possono dirci le fonti orali e le memorie familiari?
  6. Spazi, genere e professioni. Come si distribuivano gli usi femminili e maschili delle Case e degli altri spazi della rappresentanza? Quale ruolo ebbero le organizzazioni femminili nell’insegnamento e nell’assistenza? Quali margini di formazione, committenza e carriera si aprirono, lontano dalla madrepatria, a donne architette, artiste ed educatrici? E in che misura quegli ambienti poterono farsi, per loro, spazi trasformativi?
  7. Eredità e riletture. Che cosa accadde agli edifici e ai loro apparati con la seconda guerra mondiale e dopo la caduta del regime, tra sequestri come beni nemici, vendite, demolizioni e riconversioni? Chi decide oggi come tutelarli, musealizzarli e raccontarli? In che modo le pratiche artistiche e culturali contemporanee ne rileggono l’eredità?

Sono benvenuti anche contributi di taglio comparativo sulle architetture del potere in Italia e nei territori coloniali, o su strategie analoghe di diplomazia culturale promosse da altri Stati nello stesso periodo.

Il workshop è organizzato dal Dipartimento Weddigen della Bibliotheca Hertziana – Istituto Max Planck per la storia dell’arte a Roma.

Il bando è aperto a studiose e studiosi di ogni livello, con particolare attenzione a dottorande/i e ricercatrici/ricercatori a inizio carriera. Gli interventi avranno una durata di 20 minuti; le lingue di lavoro sono l’italiano e l’inglese.

Le proposte, in italiano o in inglese, vanno riunite in un unico file PDF e devono comprendere:

  • un titolo e un riassunto esteso (1.000–1.500 parole);
  • una breve nota sulle fonti e sulla bibliografia di riferimento (massimo 10 titoli);
  • un profilo biografico (massimo 150 parole).

Il PDF va inviato a Maria Stella Di Trapani (mariastella.ditrapani@biblhertz.it) entro il 5 dicembre 2026. L’esito sarà comunicato entro il 15 dicembre 2026. È prevista la pubblicazione di una selezione dei contributi.

Il workshop mira a ridurre al minimo la propria impronta di carbonio e scoraggia, pertanto, i viaggi aerei. Sarà offerta la possibilità di partecipazione da remoto.

Scientific Organisation: Maria Stella Di Trapani (Bibliotheca Hertziana – Max Planck Institute for Art History, Weddigen Department), research unit Decolonizing Italian Visual and Material Culture: From Nation Building to Now.